Corsa a Riverside Park New York

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Corsa a Riverside Park New York

Corsa a Riverside Park New York

Già prima di partire avevo cercato in internet notizie di eventi e corse a New York e scovato il sito www.nycrunners.com che organizza eventi.

Già prima di partire avevo cercato in internet notizie di eventi e corse a New York e scovato il sito www.nycrunners.com che organizza eventi. Numerose le corse organizzate nella settimana e ben 2 segnalate per mercoledì 15 che poteva essere il giorno che meglio si adattava ai tempi della mia trasferta.

Tra le due opzione, sempre sulla distanza di 5mila, di Brooklyn e Riverside Park in Manhattan avevo individuato la seconda come più probabile e facile da raggiungere.

Mentre gli uffici della mia azienda sono alla 13th West incrocio 10th Avenue, Riverside Park è in “Upper Manhattan”, sempre Ovest, lato lungo il fiume Hudson raggiungibile direttamente anche con la metropolitana.

Dopo qualche esitazione mi ero alla fine iscritto domenica via internet alla quinta prova della “Try Audiobooks [lo sponsor] Riverside Park Series”, una competizione sulla distanza di 5km valida come “Interclub Challange”, quindi una sorta di competizione a punti per i vari team newyorkesi in 6 gare da maggio a luglio sempre il mercoledì sera e sul medesimo tracciato.

 

Riverside Park è un parco pubblico con viali alberati che degrada verso il fiume, il percorso di gare è una sorta di andata e ritorno che prevede una tratto iniziale di circa 600 metri in piano, una salita secca verso destra, per poi proseguire per circa un miglio di saliscendi abbastanza impegnativo per poi invertire la marcia e ripercorrere in senso inverso.

Lascio quindi l’ufficio, mi cambio con abito borghesi, prendo lo zaino nel quale avevo messo divisa e tutto l’occorrente ed esco a cercare un “cab”. Il viaggio è divertente, il taxista è di Santo Domingo, aspirante cantante che mi fa ascoltare musica caraibica, improvvisa una celebre aria cantata da Bocelli, prima in un italiano un po’ tentennante e, successivamente, nella versione in lingua spagnola, cantata molto meglio. Mi chiede di spedirgli una giacca che gli servirebbe per le sue esibizioni e che non si può permettere e mi regala una copia “home made” del suo disco, lasciandomi indirizzo e numero di telefono, non prima di avermi detto che in autunno ha organizzato un viaggio in Italia non so tramite quale parente.

Alle 18:00 sono puntuale all’appuntamento, individuo il luogo per la distribuzione dei pettorali con chip usa e getta, chiedo indicazioni per dove cambiarmi e mi preparo. Alla spicciola arrivano anche tutti gli altri concorrenti, numerosi quelli del Gotham Running che si occupano anche dell’organizzazione, in maggioranza donne di varia età con il loro “coach” Josh Maio e Chris Baker.

Osservo una serie di riscaldamenti da manuale del running: corsa lenta, andature, stretching dinamico, allunghi, il tutto con molta diligenza soprattutto da parte delle donne.

Verso le 19:00 ci richiamano per la partenza, lo speaker deve insistere per farci avanzare alla linea di partenza, “non siate timidi” ci diceva, venite avanti. Quasi pronti ed ecco l’ultimo ritardatario che lascia lo zaino ad un amico e corre a ritirare il pettorale, sono le 18:58!

Non siamo in tanti, meno di 200, parto nelle prime posizioni. Il tempo un po’ grigio ed umido del mattino sta lasciando spazio ad una serata migliore, grazie al vento che ha spazzato via un po’ di afa, e, non sarà magari ideale, ma certo molto meglio di quanto si prospettava.

Ci attende il primo lungo tratto alberato, stabilizzo il passo intorno a 4:05/4:10 anche se ho un difficoltà a mantenere una corsa fluida, sarà il “jet lag” ancora da digerire, sarà un po’ di tensione per l’esperienza “rubata” alla trasferta lavorativa, ma alla fine trovo un buon ritmo e comincio una serie di sorpassi e controsorpassi con un gruppetto di concorrenti. Alcune donne molto brave ed all’apparenza anche giovani, mi sfilano poco prima della curva verso destra e della secca salita, forse duecento metri, che cerco di affrontare con determinazione. Mi accorgo di perdere un po’ di ritmo lungo gli strappi e vengo avvicinato e superato da alcuni, riesco però a distendermi bene nelle successive discese, lasciando andare le gambe con leggerezza recuperando agevolmente.

Prendo per tutto il tratto successivo come riferimento una concorrente che mi aveva distanziato di una quindicina di metri alla fine della salita, comincia un elastico nel quale mi riavvicino un poco durante le discese e perdere poi contatto in salita, non riuscirò, malgrado il tentativo, a raggiungerla nemmeno al traguardo. Le posizioni si sono ormai stabilizzate, 4:08 il primo chilometro, identico il secondo, a metà del terzo arriva il giro di boa e si ricomincia il saliscendi, ma, questa volta, con prevalenza di salita per ritornare al punto più alto del percorso. Le segnalazione sono in “miglia”, quindi 3 soli cartelli, ma io tengo sotto controllo il passo al chilometro, il Garmin è piuttosto preciso infatti in questo percorso molto lineare.

Verifico, approfittando del cambio di fronte, il distacco dal concorrente con la maglia azzurra con il quale avevo “battagliato” durante il primo chilometro e che mi ero ripromesso di tener dietro. Cerco di tenerne duro in questo tratto, i ritmi del 5k, per di più in salita, non sono certo il mio forte [ammesso di averne uno], e “maglietta azzurra” potrebbe arrivarmi alle spalle rapido senza lasciarmi il tempo di reagire.

Sento il crepitio di qualche passo avvicinarsi alle mie spalle e vengo superato da 3-4 atleti più veloci, tra loro certamente anche quell’Alfonzo Casares che sopraggiungerà all’arrivo con circa 30 secondi di vantaggio “soffiandomi” la terza piazza di categoria 40-49 che mi avrebbe fatto guadagnare una “cup” dell’evento e gli onori del caso. Tre e quarto chilometro lungo la salita sono più lenti dei precedenti, 4:17 poi 4:30/km, ma finalmente siamo alla fine del tratto difficile, c’è la discesa nella quale mi butto assecondane le curve e mi preparo cercando di non perdere il passo tornati in piano.

La ragazza che speravo di raggiungere ha invece guadagnato qualche ulteriore metro di vantaggio, ma c’è invece l’opportunità di superare un altro atleta che sta invece arrivando al traguardo senza ulteriori risorse. Raggiungo il cartello del terzo miglio, non ho l’esatta sensazione di chi mi stia seguendo, anche perché il vento ed il fruscio delle foglie degli alberi fanno perdere un po’ la percezione esatta dei rumori che sono solito ascoltare con attenzione. Decido allora di lanciare lo sprint finale con un bell’allungo con l’idea di scoraggiare eventuali inseguitori, più che guadagnare qualche secondo all’arrivo e dopo poco sono al traguardo con tanto di cronometro, 21’13”.

Accedo al semplice ristoro finale, mi cambio e assisto alla semplice premiazione con fragorosi boati ed applausi dei presenti per ogni nome annunciato.

E’ tempo ora di tornare alla base, prima esperienza di gara Newyorkese positiva, ora tocca un'altra prova: linea 1 della metro alla fermata della 103th St, discesa alla successiva fermata alla 96th St. per cambiare con la linea 2 Express, che, lungo il medesimo percorso, salta numerose fermate intermedie e giunge più rapidamente alla 14th St., fine del viaggio, ancora un giorno di lavoro, poi a sera si torna a casa!

Marco Mariani

 

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